Sobre el libro Quaderni, III de Giorgio Agamben publicado por Quodlibet en 2026:
Continua con questo terzo volume l’edizione integrale dei quaderni di Giorgio Agamben. Di essi l’autore ha scritto che sono la parte più viva e preziosa della sua opera. Nei tre quaderni qui pubblicati si riconoscono i materiali di studio per La comunità che viene e Bartleby o della contingenza. Appunti di pensiero e note ai testi classici si affiancano al racconto di incontri con, tra gli altri, Jean-Luc Nancy, Jean-Claude Milner, Jacques Derrida, Emmanuel Levinas.
«Io ho usato, a volte, l’espressione “mettere il capo fuori dai limiti del linguaggio”. Che cosa può significare questa espressione? Poiché è chiaro che qui non può trattarsi di un limite nello spazio, come per chi, superato un ultimo pendio, raggiunge la cima di una montagna o, come nel nuotatore che, dopo essersi tuffato, riemerge oltre il pelo dell’acqua e si guarda intorno. Qui non c’è un altro mondo, un’altra terra in cui guardare o da cui guardare. Tutto il viaggio si compie in questo mondo, in questa terra nominata: è un’erranza nel linguaggio, dunque, che è in questione. Ma allora in che senso io posso usare l’espressione “mettere il capo fuori dai limiti del linguaggio”? In che cosa il filosofo si distingue da coloro che vivono prigionieri nel linguaggio, nella caverna del linguaggio? L’aletheia, l’apertura originaria in cui egli guarda, non è l’ingresso in un altro paese, un paese delle fate, colmo di cose diverse e meravigliose. Il filosofo abita nello stesso mondo del non-filosofo, si tiene nella stessa oscurità, nella stessa latenza.»
«Vivere nell’intimità di un essere estraneo, e non per avvicinarlo, per renderlo noto, per divulgarlo, ma per mantenerlo estraneo, lontano, anzi: inapparente. Così inapparente che il suo nome lo contenga tutto. E, pur nel disagio, giorno dopo giorno non esser altro che il luogo sempre aperto, l’intramontabile radura in cui quell’uno, quella cosa resta per sempre esposta e murata.»